Dal delivery alle dark kitchen: come cogliere le opportunità

Pubblicato da Ivano Schieppati | aggiornato il 15 aprile 2021
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🕓 Tempo di lettura: 4 minuti

dark kitchenSoprattutto a seguito della chiusura dei locali causata dalla pandemia, il food delivery ha assunto un ruolo centrale nel panorama della ristorazione. Tanto che tra le maggiori tendenze del momento figurano le dark kitchen, ovvero cucine create proprio per la gestione del cibo d’asporto.

Nell’articolo di oggi, proviamo a capire come stare al passo con questa rivoluzione.

Le dark kitchen stanno ridefinendo le regole del settore ristorazione?

C’è chi afferma che le cucine fantasma siano solo una moda passeggera, mentre altri ritengono che questo tipo di approccio sia destinato a imporsi in maniera preponderante. Quello che possiamo dire è che si tratta di una novità piuttosto difficile da ignorare.

Per chi ancora non avesse ben chiaro di cosa si tratti, le cucine dark (chiamate anche ghost o cloud kitchen e in italiano cucine oscure o fantasma) sono locali in cui i piatti vengono preparati per essere spediti ai clienti, senza tavoli, sedie, né camerieri.

Potrebbero essere definite l’evoluzione del delivery che ne rappresenta un elemento imprescindibile.

La consegna a domicilio è ormai diventata un’abitudine

Nel 2020, molti i ristoranti si sono trasformati in cucine fantasma, per sopravvivere nonostante le chiusure forzate.

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Anche chi non offriva questo servizio in tempi pre-Covid si è dovuto adattare alla situazione di emergenza attivando un servizio di delivery interno, oppure affidandosi alle piattaforme esterne (i cosiddetti aggregatori).

Allo stesso modo, i clienti che non erano soliti ordinare piatti a domicilio hanno preso confidenza con questa modalità e hanno imparato ad apprezzarla.

Ciò significa che è molto probabile che questa tendenza permanga, anche quando tutto tornerà alla normalità.

Di certo si ritornerà molto volentieri a pranzare e cenare all’interno dei ristoranti, ma non ci si dimenticherà della comodità di ricevere i piatti a casa.

Le dark kitchen sono una reale opportunità?

Se questa idea di business continuerà a imporsi e a rivoluzionare il mondo della gastronomia, diverse realtà potranno sfruttarla in modo decisivo, ad esempio:

  • i ristoratori che vorranno ampliare il loro business senza l’obbligo di aprire un nuovo locale da zero
  • gli imprenditori desiderosi di aprire un punto ristoro, senza fare investimenti ingenti
  • le stesse società di delivery, come già accaduto nel caso di Deliveroo che ha aperto una sua cucina fantasma
  • i ristoratori che si troveranno a dovere rispondere alle esigenze di un numero sempre maggiore di clienti online

Non avendo necessità di ampi spazi o particolari arredamenti, le spese di gestione per una cucina senza sala sono minori rispetto a un ristorante tradizionale.

dark kitchenLo staff può dedicarsi in modo più attento all’ottimizzazione dell’offerta, alla gestione delle consegne e alla qualità dei cibi, garantendo un’esperienza sempre più personalizzata e di valore.

Le cucine fantasma rappresentano quindi un’opportunità da non sottovalutare, a patto che nulla sia lasciato al caso.

Infatti, non bisogna dimenticare che aprire una ghost kitchen significa rinunciare a una relazione diretta con i propri clienti. Diventa quindi difficile instaurare una relazione di fiducia a lungo termine e favorire la fidelizzazione.

È necessario essere preparati e attivare tutti i canali possibili per entrare in contatto con il pubblico, coinvolgerlo e intrattenerlo. I social network sono uno dei mezzi più efficaci e diretti per comunicare con i clienti, anche senza poterli vedere.

dark kitchen

Per offrire una customer experience lineare e senza frizioni, ogni minimo aspetto deve essere tenuto sotto controllo.

Una gestione efficace è di fondamentale importanza per il successo del business

Per ottenere il massimo rendimento dall’apertura di una cucina fantasma, è necessario curarne nei minimi dettagli l’aspetto gestionale.

Sono diverse le attività da coordinare:

  • la disponibilità di materie prime
  • la preparazione dei piatti
  • gli ordini da inviare
  • gli aggregatori e i corrieri
  • le spese e i costi
  • i diversi canali di vendita e di promozione

Ognuno di questi punti è cruciale per il buon funzionamento di una dark kitchen.

A questi si aggiungono poi tutti i possibili touchpoint tra consumatore e negozio, ad esempio:

  • i sistemi di pagamento
  • le eventuali campagne di digital reward
  • i chioschi interattivi
  • i menù digitali
  • l’app del punto vendita o della catena

Questi strumenti sono possibilità uniche, che andrebbero sfruttare il più possibile per far vivere ai clienti un vero e proprio viaggio all’insegna della digitalizzazione.

Un software gestionale integrato permette di coordinare al meglio ogni aspetto e di raccogliere dati preziosi sulle abitudini dei clienti e sulle loro preferenze, in modo da offrire un’esperienza unica e personalizzata in ogni fase del percorso d’acquisto.


Ottimizzare le occasioni di contatto tra ristorante e cliente è la strategia vincente per sfruttare davvero l’opportunità offerta dalle dark kitchen e soddisfare le aspettative di una clientela sempre più esigente.

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Argomenti: Hospitality, fidelizzazione clienti, dark kitchen, DICA!

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